LA NOSTRA STORIA

La Storia di questo vitigno è affascinante, geneticamente possiamo definirlo frutto di un incrocio spontaneo tra il moscato bianco con un vitigno autoctono ancora misterioso.

Prodotto sulle dolci colline della più piccola DOCG d’Italia il nostro Scanzo nei secoli si è adattato meravigliosamente al Terroir, ricco di Sass de Luna, che arricchisce il Moscato Martinelli di caratteristiche organolettiche inconfondibili ed uniche, estrapolando il meglio di ciò che le vigne trovano nel sottosuolo.

Le vigne dell’azienda agricola San Giovanni sono due e vi si coltivano solo varietà di Moscato.

Vigna Sporla Scanzo, un impianto 1 ha con 4.000 ceppi, con esposizione a Sud e Vigna Maffioli Scanzo, un impianto di ¾ di ha con esposizione a Sud Ovest. 

Vigna Sporla Gialla, un impianto di ½ ha con 2.000 ceppi di moscato giallo e Vigna Maffioli Gialla ¼  di ha con 1.200 ceppi.

Durante lo scavo per l’impianto della Vigna Sporla sono affiorati i resti di antichissimi terrazzamenti a testimonianza che la coltivazione della vite nello spettacolare anfiteatro della tenuta San Giovanni. La viticultura era praticata sin da tempi antichi, probabilmente la vite era stata impiantata dalla comunità religiosa dei Monaci Umiliati, residenti tra i secoli XII-XIV dove ora sono situati i ruderi della Chiesa Antica di San Giovanni nei Boschi.

Anticamente nota come Oratorio di San Giovanni “inter nemora” in una carta del 1902 consultata presso l’archivio storico della Curia in Città Alta si legge: “La sua fondazione rimanda al principio del secolo XVI, come chiaramente rilevasi da una iscrizione sulla parete esterna a cornu Evangelii (il lato destro dell’altare) che dice: Zovane filiolo di Zovane di Canchi del Buro, Die VIII mense otori MDXXVIII”.

In tempi più recenti, a fine ottocento, l’Architetto Giacomo Quarenghi diviene l’ambasciatore del Moscato di Scanzo, portando a San Pietroburgo alla corte degli Zar il nostro meraviglioso passito.